Diabete e parodontite

Diabete e parodontite

Diabete e parodontite

La correlazione biunivoca tra diabete e malattia parodontale

In Italia il diabete mellito è una delle patologie con il maggior impatto socio-economico, sia per il gran numero di italiani che ne sono affetti, sia per l’impatto che genera sulla spesa sanitaria.

Il diabete, oltre ad alterare la quantità e/o la funzionalità dell’insulina (l’ormone che permette alle cellule di assimilare il glucosio), provoca anche una serie di disagi correlati ai normali sintomi.

1. Cos’è il diabete mellito

Il diabete è una patologia caratterizzata da un elevato livello di glucosio nel sangue, causato da una incapacità dell’organismo a produrre insulina. Tale incapacità non permette di trasformare lo zucchero incamerato in energia per le cellule, causandone un accumulo nel sangue (iperglicemia).

Esistono diversi tipi di diabete mellito:

  • Diabete mellito di tipo 1 (T1D) – È caratterizzato dalla distruzione delle cellule beta presenti nelle isole di Langerhans e, come conseguenza, dall’assenza parziale o totale di secrezione di insulina. Si tratta di un processo autoimmune con produzione di anticorpi contro le cellule beta. Si rendono necessarie iniezioni di insulina per mantenere i giusti livelli di glucosio nel sangue. In passato era conosciuto anche come diabete a esordio giovanile, poiché si sviluppa tendenzialmente in bambini e giovani adulti, e comporta una importante iperglicemia e chetosi fino a raggiungere in alcuni casi il coma chetoacidosico.
  • Diabete mellito di tipo 2 (T2D) – Ha un’eziologia multifattoriale: geneticità, alterati stili di vita con eccessi alimentari e riduzione di attività fisica. Il corpo produce insulina, ma questa non riesce a svolgere la propria funzione. Circa il 90% dei casi di diabete sono di tipo 2 e, questa malattia, può anche rimanere silente per molti anni. Spesso associato a obesità, colpisce persone di qualsiasi età e, sebbene in età giovanile possa essere gestita praticando esercizio fisico e seguendo una dieta, nel corso degli anni si rende molto spesso necessario l’assunzione di farmaci specifici e/o di insulina. In passato, il diabete mellito di tipo 2 era conosciuto anche come diabete non insulino-dipendente o diabete dell’adulto.
  • Diabete gestazionale – comporta alti livelli di glucosio nel sangue durante la gravidanza ed è associato a complicazioni sia per la madre che per il feto. Solitamente scompare dopo la gravidanza, purtuttavia, una volta contratto, ci sono alte possibilità che la donna sviluppi il diabete di tipo 2 entro 5-10 anni dal parto.

1.1 Sintomi del diabete

  1. Il diabete si manifesta nelle persone che ne soffrono, attraverso una serie di sintomi e segnali diversi e particolari. Mentre lo sviluppo di diabete mellito di tipo 1 solitamente è improvviso e non controllabile, il diabete di tipo 2 presenta spesso sintomi lievi e graduali. I più frequenti sono:
  • Sete eccessiva,
  • Necessità frequente di urinare,
  • Aumento della fame,
  • Perdita di peso,
  • Stanchezza,
  • Offuscamento della vista,
  • Formicolio di mani e piedi,
  • Infezioni frequenti,
  • Vomito e mal di stomaco,
  • Cicatrizzazione rallentata.

In assenza di questi sintomi, la diagnosi va confermata attraverso esami specifici del sangue.

1.2 Complicanze del diabete

Il diabete porta con sé una serie di complicanze che aumentano il rischio di sviluppare altre patologie che colpiscono il cuore, i vasi sanguigni, gli occhi, i reni e i denti. Inoltre aumenta la possibilità di contrarre infezioni.

Le complicanze che possono derivare dal diabete sono:

  • Patologie cardiovascolari: riguardano il cuore e i vasi sanguigni. Possono provocare attacchi cardiaci e ictus.
  • Patologie renali: i reni diventano meno efficienti, fino a perdere del tutto la propria funzionalità.
  • Patologie oculari: retinopatia, diminuzione della vista o, in casi gravi, cecità. La retinopatia diabetica è la più importante complicanza oculare ed è la principale causa di cecità.
  • Dolore, formicolio, bruciore e perdita di sensibilità alle estremità, sensazione di piede freddo.
  • Complicanze ischemiche: colpiscono una o più dita del piede, l’estremità dell’alluce, la pianta, fino ad arrivare alla cancrena infetta. In queste circostanze il diabete è difficile da equilibrare e non può essere trattato se non dopo amputazione.
  • Complicanze della gravidanza: il diabete può portare a problemi durante il parto, provocando un trauma per il bambino e la madre. In più può provocare un improvviso calo di glucosio nel sangue del bambino che aumenta il rischio di sviluppare il diabete in futuro.
  • Patologie dentali: il diabete si associa a un aumento della gengivite e della parodontite cronica: il paziente diabetico ha un rischio 2-3 volte maggiore rispetto a un soggetto non diabetico di svilupparla, provocando un’alterazione nella risposta immunitaria, che può determinare una riduzione delle difese contro i batteri della placca. Inoltre, l’eccessiva quantità di zuccheri che circola nel sangue causa la formazione di accumuli di grasso che danneggiano le pareti dei vasi, aumentano l’infiammazione e deteriorano i tessuti.

1.3 Il diabete si può curare?

Purtroppo, per il diabete mellito non esistono cure; ma esistono terapie di controllo e di gestione che variano da paziente a paziente – e che mirano a mantenere nella norma i valori della glicemia.

In linea generale, i pazienti con diabete mellito di tipo 1, non producendo insulina, dovranno modificare le proprie abitudini alimentari e assumere nel corso della giornata l’insulina tramite iniezioni.

I pazienti con diabete mellito di tipo 2, invece, è molto probabile che non avranno bisogno di iniezioni di insulina; potranno tenere sotto controllo la malattia facendo esercizio fisico, seguendo una dieta specifica e, in alcuni casi, assumendo farmaci ipoglicemizzanti orali.

In entrambi i casi, comunque, la terapia deve essere prescritta dal medico diabetologo.

Il buon esito della terapia dipende molto anche dalla collaborazione del paziente che, modificando le proprie abitudini al fine di tenere sotto controllo la glicemia, riuscirà anche a condurre una vita più sana e meno condizionata dalla malattia.

2. La parodontite

Le persone con diabete presentano una maggiore probabilità di ammalarsi di parodontite, in una percentuale del 50%, provocata da un’alterazione della risposta immunitaria verso i batteri presenti nella placca batterica e implicati nel processo della parodontite. L’infiammazione pur essendo localizzata nel cavo orale è in grado di determinare una infiammazione sistemica estesa a tutto l’organismo, in quanto i batteri, come le loro tossine, entrano in circolo attraverso i capillari orali dilatati per l’infiammazione.

2.1 Cos’è la parodontite

La parodontite, conosciuta anche con il nome di ‘piorrea’, è un disturbo cronico dovuto a un’infiammazione batterica che colpisce e distrugge l’apparato di sostegno dei denti, costituito dalla gengiva, dall’osso, dal cemento radicolare e dai legamenti elastici, portando, nei casi più gravi alla perdita del dente sano.

È molto frequente negli adulti (ne soffre il 50% sopra i 35 anni e, oltre i 65 anni, quasi il 70% degli italiani), ma può colpire le persone di tutte le età.

Si tratta del secondo e più grave stadio del disturbo gengivale, è irreversibile e può portare alla perdita dei denti.

L’American Academy of Periodontology (AAP) suddivide la parodontite in:

  • Parodontite cronica: colpisce per lo più gli adulti dai 35 anni in su ed è caratterizzata da una lenta progressione, con periodi di aggravamento e sollievo;
  • Parodontite aggressiva: molto meno frequente della parodontite cronica, solitamente si manifesta nei bambini o nei giovani adulti. È caratterizzata da una rapida perdita di tessuto osseo e dalla perdita dei denti;
  • Parodontite come manifestazione di una malattia sistemica: riguarda i pazienti che hanno infiammazione sproporzionata rispetto alla placca o altri fattori locali e che hanno anche una malattia sistemica;
  • Parodontite ulcerativa necrotizzante: è particolarmente virulenta e di rapida progressione. L’HIV ne è una causa frequente. Clinicamente, ricorda la gengivite ulcero-necrotizzante acuta associata a una parodontite a rapida progressione.

2.2 Cause

  1. La piorrea si instaura in seguito a diversi fattori: sicuramente una non corretta igiene orale, con un accumulo di placca derivata dall’azione degli zuccheri, dei residui di cibo e batteri presenti normalmente nella bocca, a cui segue lo sviluppo di infiammazioni, alle quali contribuiscono anche fumo, carenze nutrizionali, malattie sistemiche come il diabete, squilibri metabolici, ormonali e immunitari.

È emerso, da numerosi studi clinici, che il rischio di malattia parodontale è più frequente nel diabete mellito di tipo 2, poiché lo scarso controllo glicemico aumenta la formazione di tartaro e il rischio parodontale.

È dovuta in primo luogo dalla placca dentale: in essa, infatti, si nascondono intere colonie batteriche che, se non debellate, generano il tartaro. L’unica soluzione, in questi casi, è sottoporsi ad un intervento di detartrasi professionale.

Altre cause sono:

  • Condizioni generali di salute non buone;
  • L’abbassamento delle difese immunitarie che alterano la capacità di combattere l’azione dei batteri;
  • La mancanza di una regolare pulizia dei denti o di controlli periodici da parte del dentista o dell’igienista;
  • Lavori odontoiatrici inadeguati o malfatti;
  • Denti malposizionati;
  • Stile di vita.

2.3 Sintomi

Tutto viene ricondotto a una cattiva igiene orale, che rappresenta il punto di partenza della piorrea.

Se eliminiamo la placca e il tartaro, il tessuto infiammato rientra nella normalità. In caso contrario si assiste a una lenta retrazione gengivale, con formazione di tasche sempre più profonde.

Anche l’osso è aggredito, con formazione di ascessi e riduzione della sua altezza, che portano alla perdita del dente.

Queste fasi hanno un decorso molto lento e spesso senza dolore che portano ad accorgersi della piorrea troppo tardi,

La parodontite può rimanere a lungo asintomatica, ma successivamente si avverte sanguinamento gengivale, ipersensibilità dentale, perdita della funzione masticatoria, recessione del margine gengivale e ipersensibilità al freddo.

In un primo stadio, il processo infiammatorio che accompagna la parodontite interessa tipicamente le gengive (gengivite)

Nella sua fase precoce, la parodontite causa:

  • Alito cattivo,
  • Leggero sanguinamento delle gengive durante lo spazzolamento (nonostante l’assenza di dolore),
  • Cattivo sapore in bocca,
  • Rossore, rammollimento e gonfiore delle gengive

Nella sua fase tardiva, invece, presenta i seguenti sintomi:

  • Marcato sanguinamento,
  • Forte alitosi,
  • Recessione gengivale,
  • Comparsa di spazi tra i denti,
  • Estrema mobilità dentale,
  • Fastidi ai denti e successivo dolore.

La parodontite, però, può andare oltre alla progressiva perdita dei denti e può contribuire all’insorgenza del diabete o influenzare il suo decorso.

La diagnosi della parodontite è posta con un esame che consiste in un sondaggio dei solchi gengivali volto a stabilire il grado di sanguinamento e di retrazione gengivale, l’entità delle tasche parodontali, la perdita di supporto dei denti e la distruzione del legamento parodontale. Inoltre è necessario un esame radiografico.

2.4 Come curare la parodontite

La parodontite può essere cronica o generalizzata e, poiché i microrganismi patogeni sono una causa importante dell’eziopatogenesi, la terapia sarà diretta alla loro diminuzione.

La regola numero uno è la prevenzione con una dieta ricca di antiossidanti come la vitamina C (presente nelle arance, ananas, kiwi, fragole, ciliegie, patate, ortaggi freschi, peperoni, cavoli, pomodori, lattuga spinaci).

Oltre a seguire corrette abitudini alimentari bisogna eliminare i fattori di rischio come il fumo (che aumenta le probabilità di sviluppare infezioni del cavo orale, perché il calore della sigaretta può favorire lo sviluppo di batteri implicati nel disturbo parodontale).

Un’accurata igiene orale è il miglior sistema di prevenzione. Se la parodontite è già ampiamente manifesta sarà necessario sottoporsi a un trattamento di parodontologia, ricostruendo la gengiva mediante innesti, rigenerando l’osso con membrane o, nei casi più gravi, con impianti in titanio in caso di perdita del dente.

Si è cercato di vedere se il trattamento della parodontite o di altre infezioni a livello della bocca avesse effetti positivi sul controllo glicemico del paziente. Gli studi effettuati hanno riportato che le malattie parodontali erano migliorate dal trattamento meccanico professionale (scaling e levigatura delle radici, nel caso anche in associazione all’uso di antibiotici locali o sistemici).

Possono risultare utili anche sciacqui con la clorexidina 2 volte al giorno.

Alcuni studi indicano che il trattamento parodontale porta a un miglioramento del controllo glicemico nei pazienti con diabete di tipo 2 per almeno tre mesi.

Uno dei rimedi più efficaci per salvare il dente ed eliminare l’infezione è effettuare un trattamento endodontico, rimuovendo la polpa infiammata e contaminata. Questo trattamento si associa alla devitalizzazione del dente.

L’intervento chirurgico, solitamente, è l’ultima soluzione quando tutte le altre sono risultate inefficaci. Attualmente risulta l’unica soluzione per risolvere il problema in modo definitivo.

Esistono due tipi di intervento chirurgico:

  • Chirurgia resettiva: modella l’osso di sostegno ed elimina il tessuto infiammatorio;
  • Chirurgia rigenerativa: permette la ricrescita di nuovo tessuto attraverso innesti di biomateriali o membrane specifiche;

3. Correlazione tra diabete mellito e malattie parodontali

Esiste un rapporto biunivoco, confermato anche dalla ricerca, tra il diabete mellito e la malattia parodontale: la parodontite raddoppia il rischio di sviluppare il diabete e i diabetici hanno 3 volte in più la probabilità di sviluppare la parodontite.

Questa correlazione è diretta conseguenza dell’eccesso di glucosio salivare delle persone con diabete, le quali presentano una quantità di glucosio nella saliva 4-5 volte superiore rispetto a chi non ha questa condizione.

In caso di diabete, si assiste nel paziente a un’alterazione nella risposta immunitaria, che provoca un’anomala proliferazione di batteri nel cavo orale, condizione ideale per la parodontite. Inoltre, l’eccessiva quantità di zuccheri che circola nel sangue causa la formazione di accumuli che danneggiano le pareti dei vasi, aumentano l’infiammazione e deteriorano i tessuti.

La persona con diabete rischia tre volte in più di sviluppare un’infezione alla bocca rispetto a chi non ha il diabete.

Nella malattia parodontale i batteri si moltiplicano più velocemente in presenza di maggiori quantità di glucosio: gli zuccheri sono il miglior terreno fertile.

Il paziente diabetico specialmente quello non compensato con una terapia farmacologica idonea è predisposto ad ammalarsi più facilmente ed è esposto a frequenti complicanze infettive dentali e parodontali. Ugualmente, chi soffre di parodontite nel tempo può presentare problemi sul controllo della glicemia e soggetto a un rischio maggiore di sviluppare diabete.

Si ritiene che la malattia diabetica agisca da co-fattore favorendo la distruzione parodontale provocata dai batteri: le lesioni parodontali si osservano solo in presenza di placca e tartaro e si riscontrano con una maggiore gravità nei soggetti diabetici.

La parodontite, a sua volta, può determinare un’aumentata instabilità glicemica e un maggior fabbisogno insulinico, creando un circolo vizioso di aggravamento della malattia diabetica.

Nel diabete giovanile di tipo 1 prevale una sintomatologia parodontale di tipo infiammatorio a decorso acuto; nel diabete di tipo 2, invece, la patologia gengivale presenta un’evoluzione lenta, senza sintomatologia dolorosa e tardiva compromissione della stabilità dentale.

Altre manifestazioni orali sono:

  • xerostomia (bocca secca),
  • glossopirosi (bruciore alla lingua),
  • alitosi acetonemica,
  • carie dentali,
  • stomatiti,
  • glossite migratoria benigna (lingua a carta geografica) nei soggetti più anziani.

Inoltre il valore del ph è più basso a causa dell’acidosi ematica e per la presenza di glucosio fermentabile dovuta ai pasti più frequenti e non sempre seguiti da un’attenta igiene orale. La saliva è vischiosa e come tale meno detergente con una riduzione del flusso salivare l’aumentata concentrazione di calcio e glucosio favorirebbe lo sviluppo di una flora parodonto-patogena, nonché la deposizione di notevoli quantità di tartaro.

4. Il ruolo del dentista

Tutti gli odontoiatri devono conoscere il diabete e sapere quali cure adottare. Essi svolgono un ruolo importante non solo in ambito di salute della bocca, ma anche nell’avviare percorsi di diagnosi precoce per alcune malattie sistemiche, come appunto il diabete.

Dato tale rapporto di reciprocità, appare evidente l’importanza, in caso di trattamento odontoiatrico su un paziente diabetico, della sinergia tra il dentista e il diabetologo – per pianificare una terapia adeguata che tenga conto di tutti i possibili rischi a cui il paziente va incontro – consigliando abitudini quotidiane corrette in ambito alimentare o delle attività fisiche, scoraggiando i vizi errati come fumo o consumo di bevande zuccherine.

Facciamo un esempio: se ci troviamo a prestare le nostre cure odontoiatriche a un paziente in terapia insulinica è indispensabile che il diabetologo prenda in considerazione la necessità di modificare la terapia, al fine di ridurre il rischio di ipoglicemia nella fase operatoria.

Il paziente diabetico ha una scarsa resistenza ai batteri e una ridotta salivazione, specie se non è ben compensato. È più soggetto a infezioni batteriche, micosi, infiammazioni gengivali, secchezza della bocca e parodontite, tutte condizioni che possono innalzare la glicemia. È importante far sapere al paziente che se il diabete è ben controllato e si interviene in modo tempestivo le possibilità di successo nella cura della parodontite sono uguali a quelle di una persona sana. Inoltre un paziente diabetico ben compensato, che segue tutte le regole, può accedere agli interventi di implantologia dentale come un qualunque altro paziente.

5. Come il paziente diabetico deve approcciarsi alla seduta odontoiatrica

Alla luce di ciò, è importante che il paziente diabetico metta a conoscenza il dentista della propria condizione, specificando determinati parametri quali:

  • Tipo di diabete,
  • Terapia farmacologica in atto,
  • Eventuali patologie associate al diabete,
  • Quando è stato effettuato l’ultimo controllo,
  • Valore glicemico dato dall’ultima misurazione.

Il paziente diabetico che sta per sottoporsi a un intervento odontoiatrico deve alimentarsi con regolarità prima e dopo l’intervento, per non creare scompensi insulinici.

In fase operatoria è bene che l’odontoiatra tenga a disposizione del glucosio (vanno bene anche zollette di zucchero o bibite zuccherate) da somministrare qualora il paziente avverta sintomi ipoglicemici.

È bene, inoltre, evitare di effettuare le sedute odontoiatriche a ridosso dell’ora di pranzo.

Ad ogni modo, un bravo odontoiatra dovrebbe essere in grado di individuare i soggetti a rischio di diabete (in base all’indice di massa corporeo, all’età, allo stile di vita e ad altri fattori). Al contempo, proprio per il rapporto di reciprocità esistente tra diabete e parodontite, in caso di parodontite grave dovrebbe consigliare una visita diabetologica.

6. Linee guida per una corretta salute orale sul paziente diabetico

Come precedentemente esposto, per prevenire l’insorgere della parodontite è indispensabile effettuare un’accurata igiene orale giornaliera, al fine di diminuire la formazione di placca e tartaro. In aggiunta, è consigliabile rivolgersi ogni sei mesi al proprio dentista per una seduta di igiene orale professionale.

Sono stati fatti degli studi che hanno confermato che la salute della bocca può contribuire a tenere sotto controllo il diabete. È stato visto anche una riduzione dell’emoglobina glicata utilizzata per il controllo della glicemia nel lungo periodo.

Il diabete, quindi, impone grande attenzione all’igiene orale. Denti e gengive si rovinano più facilmente, dando luogo a infezioni che possono innalzare la glicemia.

Di seguito alcune linee guida per una corretta igiene orale domiciliare che prevenga l’insorgere della parodontite:

  • Spazzolare correttamente i denti – almeno 2 volte al giorno, mattina e sera, dedicando a tale operazione non meno di 3 minuti;
  • Usare uno scovolino – che è un’alternativa più ‘delicata’ al filo interdentale ed è fondamentale nel paziente diabetico, con o senza parodontite. Va fatto scorrere delicatamente tra un dente e l’altro, con un movimento orizzontale dall’esterno all’interno e viceversa;
  • Dopo aver effettuato tutte le cosiddette ‘manovre di igiene orale meccaniche’ (spazzolino, filo interdentale/scovolino), è importante disinfettare la bocca con collutori, gel o spray antisettici che offrano una protezione antiplacca aggiuntiva (sono da preferire tutti i prodotti che contengono clorexidina).

7. Conclusioni

Chi soffre di diabete è più esposto all’insorgere di infezioni di parodontite. Deve prestare maggiore attenzione all’igiene del cavo orale. Massima attenzione dev’essere anche prestata nell’informare il proprio odontoiatra circa le proprie condizioni di salute, così che si possano evitare rischi collegati a un’insufficienza insulinica o ipoglicemica durante i trattamenti odontoiatrici. A tal fine è molto importante che ci sia una chiara comunicazione e sinergia tra paziente, dentista e diabetologo.